Clipping de Relações Internacionais

Il controllo del nucleare, per la sicurezza globale

Posted in Política & Política Externa, Regiões by Emilia C. de Paula on 20/11/2010

Italia – La Reppublica – 19/11/10.

In questo articolo autorevoli rappresentanti del mondo politico, accademico e militare russo riflettono sul futuro delle politiche di disarmo. La priorità per Mosca non è più lo status di potenza militare bensì l’eccellenza nell’economia, nella cultura, nello sviluppo dei diritti. Ma la minaccia atomica rimane reale, e non può più essere affrontata come un affare bilaterale tra Russia e Usadi EVGENIY PRIMAKOV*, IGOR IVANOV*, EVGENIY VELIKHOV* e MIKHAIL MOISEYEV*

Il 2010 è stato caratterizzato da eventi importanti nella sfera del disarmo e della non proliferazione nucleare, il che si è riflesso in modo benefico sul consolidamento della sicurezza internazionale. I presidenti della Russia e degli Usa hanno firmato a Praga il nuovo trattato START. In caso di ratifica le relazioni strategiche tra le due potenze nucleari diventeranno più stabili, trasparenti e prevedibili.

Il vertice multilaterale di Washington sulla sicurezza nucleare ha deciso di migliorare lo stato di conservazione dei materiali fissili nel mondo. L’ultima Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (Tnp) si è conclusa positivamente con l’approvazione di un documento che indica la via del consolidamento del Trattato, delle sue regole e strutture.

Certamente, si tratta di passi molto utili, ma che per il momento non toccano l’ideologia strategica nucleare – il reciproco controllo nucleare. Tra l’altro il paradosso del controllo nucleare sta nel fatto che in gran parte si riferisce alle minacce del secolo scorso, mentre nelle attuali condizioni della globalizzazione e del mondo multipolare la probabilità di un conflitto armato di grandi proporzioni tra le grandi potenze e i loro alleati è vicina allo zero.

Nel contempo il controllo nucleare non può nulla contro le nuove minacce del XXI secolo: proliferazione delle armi di distruzione di massa (ADM) e dei relativi vettori, terrorismo internazionale, conflitti etnici e religiosi, criminalità

transnazionale ecc. Peggio ancora, il controllo nucleare in una serie di casi incentiva il processo di proliferazione delle ADM e delle tecnologie missilistiche oppure impedisce una cooperazione più ampia delle grandi potenze nella lotta contro queste minacce (sviluppo congiunto dei sistemi di difesa antimissilistica).

Affinché il controllo nucleare non impedisca la cooperazione tra gli attori principali della scena mondiale, occorre ridurre per via negoziale il livello degli armamenti sulla base del principio della sufficienza minima, rafforzare la stabilità strategica nel contesto della salvaguardia della sicurezza paritetica e indivisibile per tutti, escludere la possibilità del primo attacco nucleare o lancio di missili a causa di guasti tecnici e di errata valutazione delle intenzioni della controparte, oppure di mancanza di tempo nelle adozione di decisioni da parte dei dirigenti politici. Il nuovo trattato START risponde a questi obiettivi, ma in questa sfera occorre ancora fare molto.

La prossima tappa del disarmo nucleare non può essere esclusivamente bilaterale. Saranno necessarie limitazioni e misure di fiducia da applicare ad altre potenze nucleari. A differenza degli Usa la posizione geostrategica della Russia la rende raggiungibile da tutti gli stati nucleari, la qualcosa non può non essere tenuta in considerazione in previsione di un più ampio controllo nucleare.

La concezione del controllo nucleare è stata un ostacolo insormontabile sulla via lunga e difficile del disarmo nucleare generale. Non è un segreto che negli Stati Uniti, in Russia e in altri paesi esistono non solo fautori, ma anche nemici del processo di disarmo generale. Qualcuno semplicemente non vuole rinunciare agli stereotipi ideologici della “guerra fredda”, ma non sono pochi neppure quelli che esprimono timori molto concreti e non privi di fondamento relativamente a questo processo. Di fronte a queste argomentazione non si può semplicemente far finta di niente – occorre tenerne conto molto seriamente per eliminare coerentemente gli ostacoli reali sulla via di ulteriori e profonde riduzioni degli arsenali nucleari.

In Russia, ad esempio, continua a circolare ampiamente l’idea che il potenziale nucleare del paese è il principale attributo dello status russo di grande potenza, senza cui gli Usa e altri paesi non terrebbero in debito conto i suoi interessi di politica estera. Noi siamo convinti che lo status della Russia nel mondo circostante sarà garantito soprattutto dall’ammodernamento dell’economia, dalla crescita del livello di vita, dai diritti politici e sociali e dalle libertà dei cittadini, dallo sviluppo della scienza e della cultura. Ma finché nelle relazioni internazionali verrà impiegata la minaccia della “proiezione della forza” e il suo uso diretto, la Russia sarà costretta a conservare un potenziale bellico sufficiente, compreso quello nucleare – per difendere sé stessa e i suoi alleati, per tutelare i suoi interessi legittimi.

Quindi la via verso il disarmo nucleare passa attraverso l’aumento della fiducia tra gli Stati e il rafforzamento della stabilità e della sicurezza internazionale. L’Amministrazione di Barack Obama ha annunciato la linea degli atti molteplici per la salvaguardia della sicurezza internazionale, per il consolidamento delle sue norme giuridiche e delle strutture esistenti, per la priorità della diplomazia nella soluzione delle vertenze, per la partnership paritaria con la Russia. E’ importante che questi principi siano tradotti nella pratica della politica estera degli Usa e dei suoi alleati.

Ciò riguarda anche il sistema di difesa antimissilistica, gli armamenti convenzionali, i vettori strategici per armi non nucleari, i progetti di militarizzazione dello spazio. Lungo queste e altre direttrici nella sfera della limitazione degli armamenti al più presto serviranno ulteriori e lungimiranti misure di rafforzamento della fiducia. Riflettendo sulle prospettive di lungo periodo, siamo giunti alla conclusione che un mondo senza armi nucleari non è affatto il mondo attuale senza armi nucleari. Serve un sistema internazionale basato in gran parte su altri principi e istituzioni. Un mondo libero dall’arma nucleare non deve diventare un mondo aperto a guerre con l’impiego di altri tipi di ADM, di forze armate convenzionali, di nuovi armamenti e sistemi non nucleari basati su nuovi principi fisici.

Tra l’altro non parliamo solo di grandi guerre, ma anche di conflitti locali. Non per nulla i piccoli paesi oggi guardano all’arma nucleare come allo strumento per neutralizzare il predominio delle maggiori potenze negli armamenti convenzionali. E’ proprio questo uno degli incentivi alla profliferazione nucleare su scala regionale che genera la minaccia del terrorismo nucleare. Se vogliamo eliminare questi pericoli occorre creare meccanismi sicuri di soluzione pacifica sia dei grandi conflitti internazionali e transnazionale sia di quelli locali.

Perciò è possibile tradurre in pratica l’idea del disarmo nucleare, che deve rimanere opzione strategica, solo nel contesto di una profonda riorganizzazione di tutto il sistema internazionale. Questo contribuirebbe senza dubbio a risolvere anche gli altri problemi-chiave del XXI secolo legati alla globalizzazione economica e finanziaria, alla sicurezza energetica, all’ecologia, al clima, alla demografia, alle epidemie, alla criminalità transnazionale, all’estremismo religioso ed etnico.

In questo contesto il disarmo nucleare non è tanto un fine a se stesso, quanto uno dei principali indirizzi, la premessa e il modo per riorganizzare la vita internazionale su basi più civili nel vero senso di questo concetto e in armonia con l’imperativo del secolo appena iniziato.

*Primakov, Presidente del governo della Federazione russa (1998-1999), ministro degli Affari esteri (1996-1998). Accademico, membro della Presidenza dell’Accademia Russa delle Scienze (ARS)

*Ivanov, ministro degli Affari esteri della Federazione russa (1998-2004), Segretario del Consiglio di Sicurezza (2004-2007), dottore in Scienze storiche, professore del MGIMO

*Velikhov, presidente del Centro russo di ricerca “Istituto Kurciatov”, accademico, membro della Presidenza della ARS

*Moiseyev, Capo di Stato Maggiore Generale, primo viceministro della Difesa dell’Urss (1988-1991), generale d’armata

(19 novembre 2010)

Disponível em:

http://www.italiaoggi.com.br/links/iolink_0012.htm

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